La storia

Bonavigo, ha fatto probabilmente parte della colonizzazione romana da parte di Augusto dopo la battaglia di Azio. La presenza di insediamenti romani è confermata dal ritrovamento di tombe e lapidi. È probabile che gli insediamenti romani siano stati abbandonati in seguito ad invasioni barbariche e alle disastrose alluvioni dell’epoca, che cambiarono persino il corso dell’Adige in quel periodo.
Le prime tracce scritte dell’esistenza di Bonavigo risalgono all’887. Fu dopo quel periodo che i monaci benedettini deviarono ed incanalarono il corso dell’Adige sull’attuale percorso, dando stabilità al territorio.

Fino al dominio veneziano il territorio comunale ebbe una forte instabilità di comando e fu preda di scorrerie ed invasioni.

Panorama Bonavigo con Adige

Durante la seconda guerra mondiale a Bonavigo esisteva un campo di prigionia per britannici che dipendeva dal campo base di Pol di Bussolengo. Vi erano rinchiusi qualche decina di prigionieri che lavoravano nelle aziende agricole circostanti. Il rapporto con la popolazione era ottimo tanto che dopo la guerra alcune donne del paese si sposarono con ex prigionieri. Trattati in modo umano e secondo la convenzione di Ginevra dal Regio Esercito, dopo l’8 settembre 1943 i prigionieri si diedero alla fuga. Furono aiutati in questo dalle famiglie contadine che rischiarono la vita e la prigione per offrire loro vitto e alloggio in attesa di poterli aiutare a fuggire dai rastrellamenti e dalla deportazione in Germania.

Queste storie, dei Perlasca e dei Schindler di Bonavigo, insieme a quella della storia dei campi di prigionia per P.O.W (prigionieri di guerra) del veronese è mirabilmente raccontata dal regista Mauro Vittorio Quattrina nel documentario “Quei giorni di coraggio e paura” realizzato nel 2008.

Il paese ritornò tristemente alla ribalta a pochi giorni dalla fine della seconda guerra mondiale. Dal 20 al 23 aprile 1945 fu sottoposto a bombardamenti alleati, che avevano come obiettivo la distruzione del ponte sull’Adige per contrastare la ritirata tedesca di un esercito ormai vinto e pensava di più a salvataggi individuali che alla ricerca di nuovi punti di difesa. Il risultato per il paese fu disastroso, furono distrutti tutti i simboli della piccola comunità: la chiesa, il municipio, le scuole e molte delle case che si affacciavano sulla piazza principale. Il centro del paese fu ricostruito più ad est su un terreno donato da una famiglia del luogo.

Villa Brenzoni è situata nel centro del paese proprio dove ai tempi di Ezzelino da Romano, sorgevano due castelli identificati nell’attuale Villa Brenzoni e nel Palazzo Morando de’ Rizzoni purtroppo demolito di recente.

I due edifici erano un tempo collegati da un passaggio sotterraneo e tra loro cresceva un fitto e ricco bosco, abbattuto alla fine dell’Ottocento per lasciar spazio alla piazza del paese di Bonavigo. Villa Brenzoni si presenta oggi con un imponente corpo padronale dal quale si innalzano due esili torri che chiudono il corpo centrale, e un altro possente corpo a base quadrata leggermente più basso. Villa Brenzoni subì notevoli trasformazioni del corso del Seicento e fu restaurata, come si legge su un’epigrafe latina nelle cantine, nel 1695.

Il fronte principale, compreso tra il possente corpo a base quadrata e l’aggettante torretta, presenta una serie ordinata di aperture architravate al piano terra e al piano nobile. In corrispondenza di quest’ultimo, in posizione asimmetrica, vi è inoltre un’apertura ad arco a tutto sesto con piedritti e arco in pietra, caratterizzata da un poggiolo aggettante con parapetto sempre in pietra.